Galleria d’Arte Moderna “F. Bigioli”, San Severino Marche – 4 ottobre 2026/10 gennaio 2027
Dopo un lungo periodo di tempo durante il quale le opere dei fratelli Salimbeni sono rimaste confinate nei depositi comunali a causa della chiusura della Pinacoteca Civica, in occasione del sesto centenario della morte di Jacopo Salimbeni il Comitato Nazionale istituito dal Ministero della Cultura per ricordare questa ricorrenza ha promosso una iniziativa che consentirà di rivedere dopo molti anni alcune delle opere più celebri realizzate dai fratelli settempedani.
Lorenzo e Jacopo Salimbeni hanno dato vita ad un binomio artistico che non trova l’eguale nell’ambito della pittura italiana del Gotico Cortese: espressione della vitalità culturale che ha caratterizzato la corte della famiglia Smeducci, i Salimbeni rappresentano uno dei vertici della pittura tardo gotica fiorita nell’entroterra marchigiano agli albori del XV secolo, in sintonia con l’altro grande esponente di quella stessa temperie culturale, Gentile da Fabriano.
Il trittico firmato dal solo Lorenzo e datato 1400 testimonia l’aggiornamento culturale di questi artisti capaci di interpretare nelle vallate dell’entroterra appenninico le più aggiornate tendenze dell’arte europea, filtrate alla luce di una esperienza che si cala nella realtà del quotidiano nobilitandola attraverso gesti misurati ed eleganti, soluzioni tecniche di straordinaria raffinatezza e colori luminosi ravvivati dall’uso dell’oro e dell’argento.
La loro intensa attività è testimoniata soprattutto da importanti cicli di affreschi, come quelli dell’Oratorio di San Giovanni ad Urbino del 1416, distribuiti lungo la dorsale appenninica fra Umbria e Marche. In mostra si espongono due santi staccati dalla chiesa di Santa Maria della Pieve di San Severino ed una più articolata scena con la Madonna e gli angeli che appartengono ad un ciclo ancora in parte conservato nella piccola pieve. Proviene invece dalla chiesa di San Lorenzo in Doliolo il monocromo raffigurante il prefetto Egeo, responsabile della morte di numerosi cristiani, soffocato ad un demone e corredato da una lunga iscrizione in caratteri gotici che descrive l’episodio contraddistinto dall’espressività delle figure, parte di un più vasto ciclo dedicato alla figura di san Lorenzo, titolare della chiesa. L’uso del monocromo nelle varianti del bruno o del verde è un’altra testimonianza dell’aggiornamento dei Salimbeni, attenti a recepire le novità tecniche elaborate nelle corti dell’Italia settentrionale e in vari centri della Toscana.
