Finalità del Comitato Nazionale

Nel 2026 ricorrerà il VI centenario dalla morte di Jacopo Salimbeni, noto anche come Jacopo di San Severino (San Severino Marche, 1370/1380 – 1426): la maggior parte delle fonti lo dice scomparso nel 1426 anche se un documento del gennaio 1427 parla di uno Jacobo pictor che taluni identificano con il pittore settempedano. Egli, assieme al fratello Lorenzo, è considerato tra i principali esponenti del gotico internazionale italiano. I due congiunti vissero e lavorarono insieme; nonostante i tentativi operati dagli studiosi di distinguere all’interno dei cicli pittorici la mano dei due artisti, le loro opere sono inseparabili e rappresentano un grande patrimonio artistico, costituito da affreschi di carattere sacro, che vanno dalla semplice immagine votiva ai grandi cicli pittorici.

I Salimbeni furono fondatori di un’importante scuola pittorica, sviluppatasi agli inizi del Quattrocento, e sono annoverati tra i protagonisti, assieme a Gentile da Fabriano, del Gotico Cortese o Internazionale, movimento figurativo anticipatore del Rinascimento.

I due artisti operarono nel periodo storico durante il quale la famiglia Smeducci impose la sua signoria su San Severino. La città, all’epoca, stava attraversando una fase di prosperità, sia per le numerose attività economiche sorte nel Borgo Conce, sia per i traffici commerciali intrattenuti fuori dalla regione, i quali favorirono vivaci scambi culturali con Veneto, Emilia e Lombardia, che faranno arrivare nelle Marche i modelli pittorici transalpini. Tale dinamico ambiente socio-economico pare aver favorito la formazione dei fratelli Salimbeni, nelle cui opere infatti si ravvisano, oltre ad influenze locali, anche richiami a lontani stili pittorici.

Dei Salimbeni affascina l’originalità della produzione artistica, non solo per le novità stilistiche e tecniche usate – come il “monocromo” verde e seppia – ma anche per l’ironia nell’affrontare temi propri della cultura pittorica del primo Quattrocento, ravvisandosi nelle opere scene di drammatico realismo e particolari di comica, talvolta grottesca, quotidianità.

La città in cui nacquero ospita nelle sale di Palazzo Manuzzini, sede della Pinacoteca comunale, preziose testimonianze di questi raffinati interpreti del gusto tardogotico. In questo contesto, assume particolare rilievo lo Sposalizio mistico di S. Caterina e l’affresco con le Storie di S. Giovanni Evangelista, proveniente dal Duomo Vecchio di San Severino Marche.

L’unico dipinto su tavola, giunto fino a noi, lo Sposalizio mistico di S. Caterina, raffigura, nel pannello centrale, l’aristocratica santa nell’atto di ricevere l’anello del matrimonio mistico da Gesù Bambino, in braccio a Maria e con ai lati i Santi Simone e Taddeo, mentre negli sportelli esterni vi sono raffigurati S. Luca e una Pietà. L’opera appare d’innegabile pregio, dimostrando notevole capacità espressiva attraverso un raffinato movimento dei panneggi, l’uso di colori vivaci e un minuto realismo dei dettagli, elementi che rivelano non solo ascendenze riconducibili a Gentile da Fabriano, ma altresì l’influenza di pittori veneti e boemo-renani. Un vero e proprio percorso dell’arte dei fratelli si snoda nella città di San Severino Marche, ove è possibile ammirare i festosi cromatismi delle opere nei luoghi in cui sono custodite da secoli.

La Basilica di S. Lorenzo in Doliolo conserva il ciclo pittorico delle Storie di S. Andrea, una Crocifissione e santi e lunette monocrome in terra verde. Il percorso continua con il piccolo scrigno dell’Oratorio di S. Maria della Misericordia e con la Chiesa di S. Domenico, nella cui torre campanaria è presente un ciclo di affreschi della fine del XIV sec.. Altro segno dell’arte salimbeniana sono gli affreschi nella Chiesa di S. Maria della Pieve.

Intorno al 1413, i fratelli Salimbeni diedero inizio al ciclo di affreschi nell’Oratorio di S. Giovanni Battista a Urbino, opera considerata il loro capolavoro e che li colloca tra i campioni incontrastati, assieme a Gentile da Fabriano e Pisanello, della stagione del gotico internazionale in Italia.

La decorazione comprende l’intera parete destra della struttura, in cui sono raffigurati alcuni episodi della vita di S. Giovanni Battista. La parete in fondo è invece dominata da una monumentale Crocifissione, sotto la quale si scorgono le firme dei fratelli, nonché la data di conclusione dell’opera (luglio 1416).

L’attività dei due artisti si sviluppò anche oltre la catena degli Appennini, come testimoniato da alcune opere realizzate a partire dal 1410. Tra di esse debbono esser ricordate l’affresco con la Madonna della misericordia e due santi nella Chiesa della Madonna della Villa presso Perugia, la Crocifissione che si trova nella Galleria Nazionale dell’Umbria e l’affresco con la Madonna con il bambino e i santi, presso la Chiesa di S. Scolastica di Norcia. Infine i Salimbeni parteciparono all’esecuzione del Giudizio universale, iniziato da O. Nelli, nell’arcone della Chiesa di S. Agostino a Gubbio.

Il Comitato si propone di celebrare e riportare all’attenzione del pubblico il nome di due grandi artisti che – assieme al coevo Gentile da Fabriano – furono il perno della pittura marchigiana fra il 1300 e il 1400. I due fratelli di San Severino furono grandi protagonisti della stagione del tardo gotico in Italia. Favoriti dagli stretti rapporti culturali che le Marche ebbero con le signorie locali del Veneto, dell’Emilia, della Lombardia, finanche con gli stati oltremontani, Lorenzo e Jacopo svilupparono nelle loro opere tutti quegli spunti e quei dettami stilistici che la pittura europea del tempo andava proponendo.

L’intento del Comitato è dunque sicuramente quello di riprendere, sviluppare, approfondire ed aggiornare gli studi sulla produzione artistica dei fratelli Salimbeni, mediante apposite iniziative culturali. Ciò nella prospettiva di far conoscere ad un pubblico più vasto, fuori dal territorio regionale ed in una chiave internazionale, l’opera dei fratelli Salimbeni, anche nell’ottica di valorizzare, più in generale, il notevole patrimonio artistico marchigiano. Si tratta di obiettivi di innegabile attualità, considerato che gli ultimi studi sui fratelli Salimbeni risalgono alla mostra Lorenzo e Jacopo Salimbeni di Sanseverino e la civiltà tardogotica a cura di Vittorio Sgarbi, tenutasi a San Severino Marche nel lontano 1999, ed alla successiva pubblicazione Lorenzo e Jacopo Salimbeni. Vicende e protagonisti della pittura tardogotica nelle Marche e in Umbria di Mauro Minardi del 2008.

Inoltre l’attività di Jacopo e Lorenzo Salimbeni da San Severino riguarda i centri della dorsale appenninica umbro-marchigiana profondamente segnati dalle devastanti scosse telluriche del 2016-2017 e la valorizzazione del loro operato in questi luoghi rappresenta anche una occasione propizia per restituire loro una capacità attrattiva per il turismo culturale e soprattutto una occasione per riaffermare la identità stesa di un territorio.